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Li poeti nun morono mai

“Aho ma volemo fa’ uno spettacolo che ricordi la storia e la figura  di Raffaella La Crociera piccola poetessa romana?”.

L’idea dello spettacolo “Li poeti non morono mai”, nasce così, quasi per caso o per gioco, ci racconta Alessandro Nobili, autore della pièce teatrale.

Tutto è nato in una polpetteria alla montagnola da un’idea del mio amico di avventure teatrali Davide Macaione che quel giorno mi disse: “Aho ma volemo fa’ uno spettacolo che ricordi la storia e la figura  di Raffaella La Crociera piccola poetessa romana?”. Io non sapevo nemmeno di cosa parlasse e così mi sono documentato e gli ho fatto una controproposta:

“E se invece scriviamo qualcosa sul sonetto e sui poeti romani meno conosciuti come Raffaella così da risvejà la curiosità della gente?”

Ecco, da qui e poi, la passione per le tradizioni romane ha fatto il resto. Quella che presenteremo a Ottobre è una rassegna simpatica e originale che attraversa idealmente la storia di sei poeti romani alcuni poco conosciutI che sono vissuti tra Trastevere e Testaccio agli inizi del Novecento.

Racconteremo le loro vite, gli aneddoti, reciteremo sonetti, canteremo canzoni dell’epoca (suonate da un musicista dal vivo) tutto accompagnato con quell’allegra strafottenza che contraddistingue noi romani.

Sei attori e tre registi si alterneranno durante la rassegna che vedrà il primo atto il 2-3-4 Ottobre al teatro Trastevere, il 16-17-18 Ottobre al teatro Antigone (Testaccio) e infine dal 27 Ottobre al 1 Novembre nella sala Lysistrata (Testaccio).

La formula risulterà molto originale dove, alla fine di ogni spettacolo, raccoglieremo dalla voce degli eredi dei poeti aneddoti piacevoli mentre alcune importanti personalità della cultura romanesca ci allieteranno con storie curiose sul dialetto romanesco e le usanze del tempo.

Noi vi aspettiamo perché Roma va preservata sia materialmente che culturalmente e perché spesso purtroppo siamo portati a dimenticare.

Tutto passa ma.. Li Poeti Nun Morono Mai.

Sono tempi in cui le parole non vengono più usate come dovrebbero e spesso storpiate nella fretta dei messaggi comunicativi che le nuove generazioni si scambiano trasformando e coniando nuovi slang che ai più risultano incomprensibili. Accettiamo questa trasformazione come una normale mutazione dei tempi ma quello che non dovremmo mai dimenticare sono le radici da cui questa comunicazione popolare proviene.

A Roma abbiamo la storia che ci protegge, un patrimonio culturale incredibile che ci culla da sempre. La tradizione popolare vive dentro di noi, ci caratterizza nello spessore, nella veracità. Il sonetto che dava la voce al popolo e che i poeti romani lo usarono per smantellare il potere temporale e risvegliare la coscienza sopita e da sempre sorniona dei romani. Ed ecco che così ci catapultiamo in una moderna osteria, un tavolo, una tovaglia a quadretti con una fojetta.

Un piatto di lupini e due uomini che discutono sull’arte del poetare. Un musicante che suona canzoni romane dell’epoca, arie che ricordano i grandi maestri delle rime Trilussa e il Belli. Ma la sfida che lancia uno dei due uomini e la rivendicazione dell’esistenza anche di un sottobosco di poeti minori che al pari dei più conosciuti hanno dato vita a una produzione meno conosciuta ma altrettanto importante.

Una narrazione simpatica e sprezzante che attraverso aneddoti coloriti di alcuni di questi poeti Ricci, Valentino Banal, Checco Durante, Gigi Zanazzo, Pascarella che prima di tutto erano punti di riferimento per la gente dei rioni in cui vivevano. Erano Bottegai, edicolanti, maestri pittori, amici, padri e poi nonni.

Uomini ben voluti che disegnavano con la loro poesia come si viveva a Roma agli inizi del novecento. Qualcuno in passato gli ha dedicato vie, rassegne, premi ma con il passare del tempo sono finiti nel dimenticatoio vivi solo nella memoria degli eredi. Un tuffo nella Roma che fu accompagnati dalla rima tignosa e verace dei sonetti usata come arma bianca per aprire la coscienza a intime riflessioni.

Viva i sonetti, Viva Roma, viva la gente romana. Tutto sparisce tranne la poesia perché li poeti nun morono mai!

Alessandro Nobili

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